DONNA DI 29 ANNI MUORE ALL’HUMANITAS DI ROZZANO, DOPO ESSERSI SOTTOPOSTA AD UN’OPERAZIONE PER PERDERE PESO
Risale ad un paio di anni fa la notizia di una giovane donna di 29 anni che è deceduta pochi giorni dopo aver effettuato un intervento per perdere peso presso l’Istituto clinico Humanitas di Rozzano.
La vicenda desta ancora attenzione perché si sono registrati alcuni sviluppi processuali e forse è pure il caso di non abbassare le luci su un simile tragico evento proprio perché, a causa di alcune complicanze gestite erroneamente, in seguito ad un intervento di chirurgia bariatrica, è venuta a mancare una giovane ragazza e d’un tratto è stata distrutta anche la vita dei suoi familiari più prossimi: la mamma e la sorella.
Ecco alcuni dei fatti più emblematici:
- La donna era stata dimessa dall’ospedale in buone condizioni di salute, ma nel giro di pochi giorni iniziava a presentare alcuni segni di malessere che, incautamente, sono stati sottovalutati dai dottori che l’avevano in cura.
- La medesima, come evidenziato anche facendo ricorso all’esame dei tabulati telefonici della donna, tempestivamente informava il chirurgo delle proprie condizioni di salute e veniva rassicurata poiché, a suo dire, non vi era nulla di preoccupante ed era sufficiente assumere delle compresse di tachipirina.
La situazione, come emerge dal quadro clinico, era critica.
Infatti, numerose analisi non mostravano segni di miglioramento e addirittura lo stato della ragazza peggiorava al punto tale da indurla a ritornare nello stesso ospedale dove subiva tre interventi e veniva ricoverata in terapia intensiva. Ormai era troppo tardi, lo shock settico aveva preso il sopravvento e ne determinava la morte.
L’esame autoptico confermava che la dipartita della paziente fosse da ricondurre ad uno stato settico da peritonite. Difatti, è emerso che i punti di sutura posizionati nello stomaco avevano ceduto e si era diffusa un’infezione interna.
In seguito all’accaduto sono stati indagati due medici, uno che aveva firmato solamente le dimissioni e l’altro che era stato, invece, l’esecutore materiale della prestazione sanitaria e che aveva rassicurato la giovane donna dopo la comunicazione del subentrato stato di malessere, invitandola semplicemente ad assumere delle compresse di tachipirina.
Sono state effettuate numerose indagini giudiziarie per monitorare l’accaduto ed analizzare le pratiche chirurgiche.
In un primo momento la P.M. aveva richiesto l’archiviazione per entrambi a cui però si sono opposti i familiari e quindi il Giudice delle indagini preliminari ha disposto l’archiviazione solo per il professionista che aveva firmato le dimissioni e non per l’altro che è ormai al centro di una inchiesta di omicidio colposo.
Molteplici sono le modalità attraverso cui vengono eseguiti gli interventi di chirurgia bariatrica che, come sappiamo, consentono di trattare clinicamente l’obesità e le problematiche ad essa connesse favorendo la perdita di peso.
Alla ragazza ventinovenne, nello specifico, pare che sia stata creata una piccola tasca gastrica verticale all’interno della quale sarebbe dovuto confluire il cibo.
Sulla tecnica adoperata presso la clinica milanese nessuna censura è stata mossa mentre, invece, occorre appurare sia se la donna sia stata adeguatamente informata dei rischi che avrebbe potuto correre sottoponendosi alla predetta prestazione sanitaria, sia se la fase postoperatoria sia stata o meno seguita correttamente dal medico dal momento che, in dette ipotesi, il follow-up è estremamente cruciale per garantire il buon esito dell’intervento e prevenire o, almeno, gestire nell’immediatezza, alcune complicanze che potrebbero subentrare.
Si attendono gli sviluppi della vicenda giudiziaria ma è verosimile ritenere che il sanitario abbia erroneamente sottovalutato le condizioni cliniche della paziente pur sapendo che l’infezione è un rischio connesso alla tipologia di intervento effettuato dalla giovane donna.
Articolo a cura di Dott. Luigi Pinò


