RISARCIMENTO DI 660 MILA EURO PER I FAMILIARI DI UNA VITTIMA DETERMINATA DA NEGLIGENZA DEI SANITARI IN QUANTO AL PAZIENTE NON VENIVA EFFETTUATO UN ESAME CONSIGLIATO DAL MEDICO DI TURNO E CIO’ DETERMINAVA IL DECESSO DEL PAZIENTE IN SEGUITO AD UN’EMORRAGIA
Nel 2013 si è verificato un caso di malasanità presso l’Usl Umbria 1, dove un uomo di 64 anni è stato ricoverato in seguito ad alcuni forti dolori addominali.
Nell’immediatezza veniva eseguita un’ecografia all’addome ed il medico di turno, sospettando una probabile emorragia, anche perché il paziente assumeva anticoagulanti per altre patologie, richiedeva l’esecuzione di una TAC urgente per approfondire il quadro clinico.
A riguardo sono emerse alcune anomalie:
- Nonostante il sanitario avesse richiesto lo svolgimento dell’esame con sollecitudine, lo stesso non veniva eseguito da nessuno degli operatori. Questa grave lacuna si rivelerà fatale per il paziente che ha perso la vita qualche ora dopo a causa di una insufficienza cardio circolatoria acuta in corso di shock emorragico.
- La mancata esecuzione dell’accertamento prescritto, esame ritenuto cruciale per la comprensione della sintomatologia, precludeva al paziente la possibilità di guarigione perché impediva la formulazione di una corretta diagnosi che avrebbe potuto indirizzare i sanitari ad offrire le migliori cure del caso e, dunque, secondo il criterio del più probabile che non l’evento funesto poteva essere evitato con un intervento tempestivo rispettando tutti i protocolli previsti.
I familiari della vittima citavano in giudizio l’Usl dell’Umbria per chiedere il risarcimento del danno da perdita del rapporto parentale e di tutti gli altri danni derivanti dal decesso del loro caro.
Alcune delle più salienti evidenze processuali:
- Il Tribunale adito, dal momento che era stato giudizialmente accertato che il decesso era in via eziologica ascrivibile all’errata gestione clinica ed all’omesso svolgimento di esami più approfonditi, accoglieva la domanda presentata dai congiunti della vittima e condannava l’Asl di Umbria a risarcire, dopo circa 12 anni dal momento del fatto, il figlio, la nuora e i nipoti riconoscendo un importo di 660 mila euro oltre interessi.
- Secondo il giudice vi era una correlazione diretta tra la mancata esecuzione della Tac e il decesso del paziente. La mancata esecuzione dell’esame richiesto non aveva permesso di individuare la probabile emorragia che era stata la causa di morte dell’uomo 64enne.
Articolo a cura di Dott. Luigi Pinò


