UN GINECOLOGO PRIVATO RESPONSABILE PER LA NASCITA DI UN BAMBINO SENZA GAMBE È COSTRETTO A RISARCIRE I PARENTI CON 350MILA EURO

Dopo dieci anni è stata finalmente emessa la sentenza di condanna a favore dei genitori di un bambino che è nato a Parma senza gambe.

La controversia giudiziale ha visto coinvolto l’ospedale Maggiore di Parma, l’Ausl e il ginecologo di fiducia della partoriente.

Secondo il racconto fornito dalle vittime della vicenda, la donna era stata seguita dal medico privato per le prime 32 settimane, mentre successivamente aveva effettuato un controllo in ambito ospedaliero ed, in particolare, un’ecografia presso il centro della Salute dell’Asl ed infine, in prossimità del parto, si era rivolta all’Ospedale Maggiore per un colloquio pre-parto e poi per il parto vero e proprio.

È emerso che la donna era stata seguita privatamente per i primi 8 mesi e non dai percorsi di sicurezza e garanzia offerti dal sistema sanitario pubblico o privato accreditato.

Complessivamente, tutti i sanitari che avevano seguito la donna, avevano fornito rassicurazioni sulle condizioni di salute del piccolino e quindi la gestazione sembrava procedere serenamente.

In realtà le aspettative furono disattese e la vicenda accrebbe di gravità.

I genitori, il 25 dicembre 2015, al momento della nascita di Bryan, si trovarono dinanzi ad una situazione inaspettata perché il loro bambino era affetto da una menomazione e, in particolare, era privo degli arti inferiori.

La partoriente nel corso dei vari mesi di gravidanza era stata sottoposta ai controlli di routine e in nessuno di essi veniva riscontrata l’anomalia.

Verosimilmente si è trattato di un errore nella lettura e nell’esecuzione dell’ecografia morfologica che viene condotta alla ventesima settimana di gestazione ed è volta a valutare le condizioni morfologiche del feto.

Sono state rilevate delle irregolarità nei risultati ecografici, delle anomalie nell’interpretazione dei dati clinici.

Nel corso del processo civile è stato rilevato che l’anomalia anatomica poteva e doveva essere già diagnosticata nei controlli effettuati nei mesi di luglio e di settembre.

Invece, la partoriente metteva alla luce il suo bambino la notte di Natale totalmente ignara di tutto.

I genitori di Bryan citavano in giudizio sia le strutture a cui si era rivolta la donna sia il ginecologo privato presso il quale la medesima aveva effettuato quasi la totalità dei controlli previsti per i primi 8 mesi di gestazione.

I genitori non essendo per nulla preparati ad un evento traumatico come la nascita di un figlio con una grave malformazione hanno subìto uno choc emotivo fortissimo. Oltre a tale situazione drammatica è stato altresì leso il diritto di autodeterminazione della donna.

Dalla lettura della sentenza si evince che è emerso in giudizio che se solo la partoriente fosse stata informata sulle condizioni di salute del nascituro avrebbe abortito.

Altri aspetti chiave sulla vicenda processuale:

  • Alcune perizie, che mettevano in luce la responsabilità dei sanitari, venivano espletate nella misura in cui nessuno aveva diagnosticato la malformazione.
  • Era stato ritenuto unico responsabile il ginecologo privato che aveva seguito la donna durante quasi la totalità della gravidanza, non i dottori delle altre due strutture che l’avevano seguita occasionalmente.

Il Tribunale adito, con la pronuncia dello scorso 26 agosto, condannava il ginecologo privato a risarcire i familiari del bambino con 350 mila euro oltre alla rifusione delle spese legali.

È stato rilevato un caso analogo di irregolarità comportamentale del medesimo ginecologo:

Nel 2023, sempre all’ospedale Maggiore di Parma, una bimba era nata con un grave problema ed era morta qualche anno dopo.

Anche in quella circostanza l’attitudine dello stesso ginecologo, che aveva seguito la donna durante la gravidanza, era finito sotto i riflettori in quanto ritenuto responsabile dei problemi riportati dalla bambina.

Articolo a cura di Dott. Luigi Pinò

Condividi sui Social

Sei stato vittima di un caso di Malasanità?

Richiedi Informazioni e sottoponici il tuo caso.

Contatti e dove Siamo